«Il mio appello? A chi si è stufato di De Mita»

Settembre 25, 2007

(25 Set 07)

Piera Carlomagno
Né corrette, né smentite, né ritirate. Spiegate sì, anche rafforzate si può dire. Il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, tranquillo come se non avesse scatenato la prima grande polemica nel nascente Pd, torna sulle parole pronunciate venerdì scorso in televisione e le sottolinea: «Non è stato un appello al centrodestra, ma a tutti i cittadini liberi, anche quelli che hanno votato il centrodestra».

Perché? Semplice: «Non stiamo qui a chiudere il partito a Ds e Margherita, altrimenti saremmo finiti». E rincara la dose: «Mi sembrerebbe un’idiozia, un’ipotesi non molto affascinante. In tal caso sarebbe meglio che chiudessimo bottega». Poi chiarisce: «Il Pd è un progetto che si rivolge a tutte le persone per bene, ai cittadini seri, a quelli che vogliono rinnovare la politica, a quelli che non ne possono più di Ciriaco De Mita. Mi sembra di farmi capire quando parlo».

Il punto è proprio questo: non soltanto l’appello al centrodestra, che di fronte alla nascita di un soggetto politico nuovo, ci potrebbe anche stare per alcuni (ma che ha comunque scatenato le reazioni della coordinatrice del comitato elettorale in Campania Teresa Armato e del segretario regionale dei Ds Enzo Amendola), ma l’attacco interno all’asse De Mita-Bassolino. Le parole di De Luca («alle primarie vadano a votare tutti… perché l’unico vero obiettivo è la liberazione dai notabilati sostenuti dall’asse di potere De Mita-Bassolino») sono suonate come la prima ammissione “di colpevolezza” agli anti-Pd di destra e di sinistra, che giurano su sicure divisioni e guerre fratricide prossime venture.

E, come se le primarie del 14 ottobre non fossero una maniera democratica per organizzare il nuovo partito, ecco serviti su un piatto d’argento i vecchi duelli De Luca-Bassolino e Villani-De Mita ereditati senza tassa di successione dagli altrettanto vecchi Ds e Margherita. E però, dopo aver esplicitato ancora meglio il concetto: «Costruiamo un Pd dai confini ampi per contribuire a superare i clientelismi che inquinano la politica campana», il sindaco De Luca alla domanda: ”Come commenta allora la nota della Armato a Veltroni?”, risponde con una battuta: «La Armato? Chi è la Armato?».

Per quanto (non) si sforzi, all’onorevole De Luca non riesce proprio di mostrarsi (almeno) politically correct, neanche in pieno “polverone”. Così ha definito la polemica il segretario Ds Alfredo D’Attorre, che da parte sua ha trovato normale che il confronto (leggi primarie) coinvolga anche gli elettori che non hanno votato Margherita o Ds, che a sua volta ha parlato di «assetti di gestione del potere del centrosinistra regionale» e che ancora una volta ha confermato che la linea ufficiale del partito (vecchio) non può discostarsi da quella di De Luca.

È evidente che il diktat romano di Goffredo Bettini, braccio destro di Veltroni, non ferma il sindaco. Da Roma, per bocca del braccio destro del leader del nascente Partito democratico, gli è stato contestato che le parole del suo appello elettorale «non sono nello spirito di chi vuole costruire il Pd come grande forza del rinnovamento della politica, del suo linguaggio, delle sue pratiche». Lui ancora ieri, oltre a precisarne il senso politico, ha ribadito che non compie nè ritirate e nè smentite a se stesso. E così, su un altro teatro politico, entra ancora una volta in scena il ”caso Salerno”.

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