Pd, De Mita apre sulla segreteria regionale

Settembre 2, 2007

(2 Set 07)

«Non si fonda un partito sul nuovismo, sul nuovo conio, su ipotesi di alleanze diverse. Queste sono banalità che alimentano l’impotenza. Il Partito democratico ha un solo fondamento possibile: l’idea popolare di costruire, nel vivo degli interessi delle persone, una libertà che valga per tutti e per questo diventi verità condivisa».

Al convegno dei cattolici democratici (sostenitori del ticket Veltroni-Franceschini), Ciriaco De Mita ha parlato ieri dopo la relazione di Zygmut Bauman, il sociologo inventore della formula della «società liquida». È stato un discorso sulle ragioni della politica. Discorso applauditissimo. Come sempre capita in queste occasioni. Ma molti dei presenti, vertici compresi, si chiedevano che ruolo concreto De Mita intendesse giocare nel Pd. In altre parole: se avesse davvero intenzione di lanciare la sfida della sua candidatura alla segreteria regionale. Dal palco De Mita non ha fatto il minimo cenno alla questione. Ma appena tornato al suo posto in platea, dopo tanti complimenti e strette di mano, ha confidato: «Questo è il mio editoriale per il Pd. A me non importa chi lo firma. L’importante è che ci siano scritte queste cose».

Nella giornata, che oltre al confronto pubblico ha consentito tanti colloqui privati, De Mita ha precisato ai suoi interlocutori che «senza questi contenuti», non ci sarà neppure una sua adesione al Pd. Il «non ci sto» in questo caso non riguarderebbe solo la segreteria regionale. E a questa ha unito un’altra orgogliosa precisazione: «Decido io quello che deve fare. Non lo lascio decidere ad altri». Come dire: nessuno si azzardi a parlare di «passo indietro». Però la parole di Walter Veltroni a Telese (che ha negato ogni pregiudiziale verso De Mita) e quelle di Dario Franceschini alla festa dell’Unità di Bologna («Non sarà Roma a dire sì o no. Sarà la Campania a decidere il suo segretario regionale») hanno fatto calare la tensione. E forse quella battuta sull’editoriale che vale più di chi lo firma, potrebbe significare che De Mita sta pensando di candidare alla segreteria regionale non se stesso, ma un popolare a lui vicino. In ogni caso De Mita ha posto domande direttamente a Veltroni. Domande che non nascondono una critica sulla stato dell’arte.

La prima condizione posta è una base culturale solida, non affidata ad un generico nuovismo: «Desiderare il nuovo non vuol dire costruirlo, anzi spesso vuol dire perpetuare il vecchio». Seconda condizione: l’idea popolare di partito. «Il Pd non nasce per recuperare pezzi di storia. E a noi cattolici-democratici non spetta neppure la difesa delle istanze religiose. La sfida è che i nostri valori sociali e di libertà diventino la migliore convenienza per tutti».

Un partito per l’Italia. «I nuovi conii servono solo ad una politica come conquista e gestione del potere». Domande per Veltroni. Ma anche per i popolari riuniti ad Assisi per sostenere Veltroni: «Non serve una corrente cattolica nel Pd, questa cultura deve diventare il fondamento dell’intera impresa».
Per De Mita la soluzione non è quella dei «cattolici adulti» che affidano tutto alla «spiritualità individuale». Ma neppure quella di una presunta «religiosità popolare» che cerca di trasferire in politica la linea della Chiesa. De Mita non ha risparmiato una critica diretta al cardinal Ruini: «Gli rimprovero di aver contribuito a ridimensionare la cultura del popolarismo». La sua prima sfida comunque è al «gruppo dirigente» del Pd. Ora attende una risposta. Da Veltroni e Franceschini. Se l’editoriale verrà sottoscritto, De Mita potrebbe rinunciare alla competizione regionale. E magari partecipare, insieme ad altri «padri» del Pd, ad un futuro organismo nazionale.

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