(1 Set 07)
Michele Ainis
Quale evento si prepara il 14 ottobre? Se chiedi a qualcuno dei (pochi) italiani che seguono ancora la politica, ti risponderà tutto d’un fiato: quel giorno verrà eletto il segretario del Partito democratico. Giusto? No, sbagliato. Perché il 14 ottobre verrà eletta viceversa l’assemblea costituente del nuovo partito, la più affollata, caotica e vociante costituente della storia: 2.460 delegati. Curioso che quest’audace innovazione sia passata fin qui sotto silenzio. Curioso che i candidati alla segreteria, da Veltroni alla Bindi, non abbiano avvertito l’esigenza di dire due parole sulle folli regole che terranno a battesimo il partito. O forse no, non c’è da meravigliarsene. Forse tutti tacciono perché un po’ se ne vergognano. Ne avrebbero d’altronde ogni ragione. Se all’orizzonte del Partito democratico c’è l’obiettivo di ridurre i costi e i posti della politica (come dichiarano all’unisono i vari candidati), non è proprio un bell’inizio. Anche perché lo stesso giorno verranno eletti nel contempo i 4.800 delegati alle 20 costituenti regionali e alle 2 costituenti provinciali. Totale: 23 assemblee costituenti, 7.260 delegati. Tombola.
Ma qui non viene in gioco solo l’eterna fame di poltrone che mette i crampi allo stomaco alla politica italiana. Né l’abuso del termine (è alle viste una «costituente socialista»), benché qualche grammo di moderazione sarebbe ben accetto. Dopotutto, se i partiti convocano assemblee costituenti per confezionare i propri statuti, significa che li ritengono importanti come la Costituzione dello Stato, e significa altresì che ciascuno partito pensa d’essere lo Stato. Anzi di più, se la forza sta nei numeri. Tanto per dire, la Costituente (quella vera), eletta nel 1946 per redigere la nostra Carta repubblicana, era composta da 556 deputati. La Convenzione di Filadelfia, che nell’estate del 1787 scrisse la Costituzione americana, fu un cenacolo di 55 persone. Eppure due secoli dopo quella Costituzione è ancora lì, e regge un Paese di 300 milioni d’abitanti. Difficile che la costituente del partito democratico sappia fare meglio.
In realtà, con questi numeri, sarà già difficile farla funzionare. Intanto dove si riuniranno i 2.460 delegati, allo Stadio Olimpico di Roma? E come potrà mai garantirsi a ciascuno il diritto di parola? Se anche la costituente lavorasse 5 giorni a settimana per 8 ore di fila, come l’operaio di un’industria metallurgica, i delegati avrebbero a disposizione 10 minuti ogni 2 mesi per prendere il microfono. Evidentemente ci s’attende che i più disertino i lavori, oppure che rimangano buoni e zitti al proprio posto. Sicché la costituente democratica ha già in canna la sua prima invenzione: il costituente muto.
Sarà che in Italia la sinistra coltiva un talento speciale per i grandi numeri, dalle 281 pagine del programma di governo (record nazionale) ai 1.365 commi stipati in un articolo dell’ultima legge finanziaria (record del mondo). Sarà che noi italiani riusciamo a complicare pure le faccende facili, e infatti la semplificazione non passa mai di moda, è un traguardo che ogni legislatura rimanda alla legislatura successiva. Sarebbe un traguardo per lo stesso Partito democratico, vista la pletora di organi, di regolamenti, di procedure che già imbraca il pachiderma. Però del Partito democratico s’avverte un gran bisogno, non foss’altro che per rendere governabile il paese. E a sua volta quest’impropria assemblea costituente deve rendere governabile il partito: ne elegge il segretario, stila il manifesto, compone lo statuto. Se ci riuscirà nonostante la calca dei suoi 2.460 delegati, celebreremo l’ennesimo miracolo italiano.