(8 Ago 07)
Letta cita san Paolo, Monaco preferisce Vincino. Appello dell’Unità per fermare “la guerra tra i candidati”
A seguire il fervente dibattito agostano tra i partecipanti alle primarie del Partito democratico, si direbbe che la competizione del 14 ottobre assomigli sempre di più a una partita di pallone tra amici. Nelle partite di pallone tra amici, infatti, c’è sempre qualcuno che esordisce dicendo: “Ragazzi, non facciamoci male”. Oppure: “Siamo qui per divertirci”. Simili espressioni del galateo da calcio amatoriale, naturalmente, non sono mancate nemmeno nel Pd. Da parte di Dario Franceschini prima e poi di gran parte dei più convinti sostenitori del ticket tra Walter Veltroni e il capogruppo dell’Ulivo alla Camera.
Chiunque abbia giocato a pallone almeno una domenica nella vita, però, sa bene che il primo a proferire simili perle di popolare saggezza, terminata la partita, finisce regolarmente a inseguire avversari e compagni di squadra fin dentro lo spogliatoio, per un rigore che non c’era o per un fallo che c’era. La stessa impressione fanno oggi le grida scandalizzate dei tanti, dai diessini ai popolari schierati con Veltroni, che dopo avere esortato i rivali a un confronto civile, sereno, “in positivo” e addirittura “senza criticare gli altri”, si dicono allibiti per l’inusitata violenza di Rosy Bindi o di Enrico Letta. Colpevoli di avere affermato, nientemeno, che attorno alla candidatura Veltroni si sarebbe strutturata un’operazione “verticistica”. E così ieri, a tutta pagina, l’Unità lancia l’allarme democratico: “Pd, alt alla guerra tra i candidati”; mentre sul Corriere della Sera il ministro Beppe Fioroni legge le agenzie e trasale: “Qui si è perso il senso del limite”. Proprio così. “Basta – ripete Fioroni – con Veltroni, e non solo con lui, si è oltrepassato ogni limite. Ci vuole rispetto… Cos’è questa voglia di demolire il prossimo?”. E su Repubblica, da parte sua, Goffredo Bettini ricorda malinconico quei “giganti della politica che ai tempi del Pci e della Dc hanno fatto la storia del nostro paese, che sapevano disciplinarsi in una squadra”. E ammonisce: “Indebolire Veltroni sarebbe un atto di autolesionismo”. Ma la replica dell’ulivista Franco Monaco, schierato con Rosy Bindi, non si fa attendere. “Non vorremmo dare ragione al vignettista Vincino – dichiara il deputato della Margherita – secondo il quale ‘Veltroni vola alto e il suo socio Bettini razzola in basso’, ma certo con Bettini non c’è verso di capirsi”. La partita, nonostante tutto, sembra dunque ancora capace di suscitare qualche emozione. Minaccia che l’Unità tenta di stroncare sul nascere, sintetizzando così in prima pagina il nuovo regolamento per le primarie appena varato dall’Ulivo: “La campagna elettorale deve essere leale e non è consentito colpire la dignità degli altri dirigenti”. E subito dopo, istituendo un nesso di causa-effetto piuttosto dubbio: “Dopo le polemiche degli ultimi giorni e gli attacchi di Letta e Bindi a Veltroni è stato varato il regolamento per le primarie che invita ad abbassare i toni”.
I buoni uniscono, i cattivi dividono
Le regole, va da sé, sembrano fatte apposta per affogare nella melassa ogni possibile competizione. “Non è ammessa la pubblicazione a pagamento di messaggi pubblicitari”; “i candidati nazionali non possono superare per la campagna elettorale i 250 mila euro, gli aspiranti segretari regionali i 50 mila, gli aspiranti componenti l’Assemblea costituente i 5 mila”; i dibattiti tra i candidati si potranno svolgere – chissà perché – solo a partire da venti giorni prima del voto. Ma a venti giorni o venti minuti dal voto che sia, sul possibile dibattito, la Stampa di ieri ha già smorzato prematuri entusiasmi: “Duello in tv? Veltroni teme la rissa”. Ragion per cui, spiega l’articolo, il candidato “è orientato a lasciar cadere la ‘provocazione’ di Rosy Bindi, che tre giorni fa aveva sfidato il sindaco di Roma a un pubblico dibattito”. Provocazione. Tanto valeva dirla tutta e chiamare le cose con il loro nome: affronto, insolenza, villania.
Enrico Letta e Rosy Bindi, però, conoscono bene quell’antico schema di gioco, che è forse il punto in cui meglio s’incontrano – o peggio, secondo i punti di vista – le culture comunista e democristiana: i buoni uniscono, i cattivi dividono. E così Letta cita san Paolo: “Gareggiate nello stimarvi a vicenda”. Mentre la Bindi, sul Giornale, spiega che la sua è una candidatura “per il Pd, non contro Veltroni”. E poi “io e Walter abbiamo iniziato questo cammino nel 1993, quando da direttore dell’Unità mi chiese un editoriale sul centrosinistra”. Dopodiché, ovviamente, giù botte: “Non ci sto a queste regole inique. Ds e Dl hanno già deciso tutto”. Del resto, è naturale che sia così: a inizio partita è sempre il favorito (o chi si sente tale) a invocare il fair play. Ma è il vincitore effettivo, e solo lui, che alla fine dell’incontro va a stringere la mano all’arbitro.