Veltroni, è l’ora della sveglia

Giugno 30, 2007

(22 Giu 07)

Giuliano Ferrara

L’arcitaliano

Se Romano Prodi fosse politicamente vivo, e potesse promettere qualcosa, Walter Veltroni potrebbe dormire e sognare l’Africa o Pasolini ancora un poco. Visto che Prodi è politicamente nei guai, ha vinto le elezioni per modo di dire e governa per modo di dire, bisogna che Veltroni si svegli. Vedremo. Ma intanto, che cosa farà di primo mattino?
Il problema del risveglio di Veltroni, come leader possibile di un nuovo tentativo di competere da sinistra con Silvio Berlusconi e andare oltre i vecchi duelli della buro-oligarchia di coalizione tra partiti rissosi e inconcludenti, è di dividere la paccottiglia dal discorso pubblico responsabile. Per paccottiglia, e il termine è affettuosamente irrispettoso, intendo questo: le tecniche anche molto abili che hanno finora permesso al sindaco di Roma di eludere un discorso chiaro sull’economia e la società rivolto agli italiani. In tutte le sue incarnazioni di leader, dal ragazzo della federazione giovanile al dirigente maturo che assiste al crollo del Muro di Berlino, dal fenomenale organizzatore di cultura e di crociate culturali nel campo del cinema e della tv al vicepresidente del Consiglio, dal segretario dei Ds fino al Campidoglio, Walter Veltroni si è rivelato un piccolo genio dell’elusione. La gente ormai sa abbastanza chi egli sia, quale sia la sua idea vaporosa di una “bella politica”, quanto egli ritenga importante il ruolo della personalità nel muoversi sulla strada del potere in nome di valori, naturalmente “condivisi”. In tutte le sue sfumature, sappiamo chi è Veltroni: da quelle autobiografiche a quelle di romanzo, dalla sociologia delle emozioni al rinnegamento senza drammi del comunismo, dal calcio ai circenses, dal premio al barbone che rende un portafogli alla naturale gentilezza d’animo e a un certo humour personale, così easy e anche trendy nel mondo incantato degli Obama. Veltroni è quello che si è tenuto abbastanza fuori, pur essendo molto dentro al sistema dei partiti, e con ciò è diventato popolare, una giovane promessa con uno spesso ma dissimulato avvenire dietro le spalle.

Sappiamo però pochissimo, e questo comprensibilmente attira su Veltroni l’invidia e anche l’irritazione dei faticoni della politica vera, quella che si sporca le mani con gli interessi e i problemi da risolvere e s’impolvera con le banche, che cosa Veltroni proponga per l’Italia, per l’Europa, per il mondo che, se divenisse premier un giorno, dovrebbe guardare con occhi meno trasognati. Quando un fosco D’Alema disse che Walter (e Prodi era allora compreso nel giudizio) si comportava come un “flaccido imbroglione”, questo voleva dire, per smentirlo subito dopo (ovviamente): che c’è chi mette le mani in pasta, e distribuisce il pane della politica, e chi alza nuvole di polvere d’oro senza mai infarinarsi al mulino della realtà, preferendo il rifugio dell’immagine.
Ora le chance di Veltroni dipendono proprio dalla polvere, e qualche volta dalla palta, depositata sulle scarpe di quelli che camminano parlando di etica berlingueriana e facendo politica dalemiana, cioè di schieramento e di partito, con tutti i suoi costi e con tutti i suoi ricavi. Il grande consenso che lo circonda dipende proprio dal suo essere un po’ fuori. Tra Barack Obama il predicatore di sé e della propria storia e Nicolas Sarkozy il costruttore di arcobaleni radicati in una spregiudicata ambizione di potere, nel nome di una Francia da cambiare in modo decisionista, Veltroni, lo abbiamo già detto, è un obamista.

Ma l’Italia, e anche la base dei democratici, non è un paese per gonzi sognatori. Smette presto di vagheggiare, e chiede soluzioni secondo regole e un sistema all’europea, anzi, ancora più complicato, all’italiana. Riuscirà il nostro eroe a districarsi nel teorema della paccottiglia e a salvare il suo gusto dell’immagine, proponendosi come uno che governa non le immagini ma le persone?


Una Risposta a “Veltroni, è l’ora della sveglia”

  1. antonio Dice:

    Ho i miei dubbi


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