(12 Giu 07)
Fulvio Scarlata
«Per il partito democratico si continuano a fare atti di fede oggi che è in crisi anche la fede in Dio». Ciriaco De Mita coglie l’occasione della riflessione sul libro «Sul partito democratico, opinioni a confronto» con l’intervento anche di Roberto Racinaro, per rilanciare la «via campana» per arrivare alla nuova formazione politica del centrosinistra: partire dall’esperienza concreta del governo del territorio per dare un senso alla decisione di sciogliere Ds e Margherita «altrimenti arriviamo al 14 ottobre, prendiamo atto che il partito non c’è e scegliamo un capo tra chi ha più voti invece che più idee».
Aula dell’osservatorio sull’Appennino meridionale all’Università con molti esponenti politici ma senza alcuno studente. D’altra parte anche la coordinatrice provinciale delle donne di Dl, Mimma Grimaldi, in documento lamenta «le buone intenzioni nel costruire un partito aperto e partecipato ma intanto le donne sono escluse. All’ultimo congresso di Dl nell’assemblea congressuale eletta per acclamazione tra 300 persone solo sette erano donne».
Il relatore Roberto Racinaro auspica un Pd che«riapra spazi al mondo del lavoro, alle nuove idee e soprattutto a donne e giovani ben al di là delle quote», tuttavia ieri mancavano gli uni e le altre. Ruolo di ospitante per Raimondo Pasquino, moderatore il giornalista Andrea Manzi, in sala Antonio e Simone Valiante, Tino Iannuzzi, Enzo De Luca, Mario Sena, Luigi Ansalone, Tonino Cuomo, il preside di facoltà Pasquale Stanzione e in rappresentanza dei Ds Alfredo D’Attorre.
«D’Alema ha posto – dice l’ex rettore – il tema della crisi della politica dicendo che viviamo una situazione simile a quella degli anni ’90. La crisi come concetto di passaggio di stagione non è di per sè negativa anche se la crisi degli anni ’90 sul governo dei corrotti non ha certamente portato al governo degli onesti. Il pervertimento oggi è contrapporre alla cattiva politica l’antipolitica che non è il preludio ad una politica buona ma solo all’avvento di poteri forti». Secondo Racinaro nel guardare al partito democratico bisogna tener presente che l’identità di un «nuovo partito non viene più dalla storia, non viene dal passato ma dal futuro a cominciare da come selezionerà la classe dirigente o affronterà le questioni dello sviluppo».
«L’identità nasce dalla convergenza – è la replica di Ciriaco De Mita – Per esempio si crea identità in un territorio se si decide come affrontare la crisi dei rifiuti e si è d’accordo nella soluzione, indipendentemente da chi poi farà le scelte. Invece con il partito democratico tutto questo manca. Sono il solo politico in Italia di formazione cattolica che ha sempre parlato con i comunisti, ma loro restavano comunisti. Oggi non capisco perché dobbiamo stare insieme nella mancanza di motivazioni politiche».
Il presidente regionale della Margherita ricorre a diversi esempi concreti per spiegare la difficoltà attuale: «Non guido e quando mi portano da Salerno a Nusco mi fido, ma se non so la destinazione sono autorizzato a chiedere ad ogni curva dove si sta andando e questo crea insicurezza. Comunque visto che si è deciso di partire da un punto allora rilanciamo la “via campana” al Pd che significa: tentiamo di recuperare la politica partendo dal governo del territorio, da dove la politica è concreta. Anche perché la gente è sempre più attenta alle risposte concrete al disagio. Perché la politica è come come fare i sarti: non bisogna fare un vestito perfetto ma capire come è possibile coprire meglio un corpo che spesso è di per se deformato».
L’affondo sul Sindaco
«De Luca cambi sistema»
Sembra avere un conto in sospeso, Ciriaco De Mita, con Vincenzo De Luca. Così dopo che Tonino Cuomo nel suo intervento elogia il sindaco di Salerno il presidente di Dl replica: «A Salerno non c’è un buon governo perché la politica non è gestione aziendale ma gestione del territorio. De Luca non è un modello anche perché fa mediazioni sempre al ribasso, mai nel senso alto della politica».
A fine incontro Alfredo D’Attorre si avvicina per salutare De Mita e replicare in modo tranquillo. Lo scambio di battute si ferma sulla scelta degli assessori della Margherita nella Giunta di Salerno caduta su due uomini vicini ad Angelo Villani. «Ma sono stati scelti attraverso dei criteri» si difende D’Attorre. «Ti racconto una cosa – replica De Mita – da presidente della Dc attraverso le procedure eliminarono una persona. Io la rimisi al suo posto. È un problema di scelte».