(24 Mag 07)
Stefano Cappellini
Appena ascoltata la relazione di Luca Cordero di Montezemolo, la battuta è scappata a Silvio Sircana: «A forza di fabbricare poltrone – ha detto a mezza bocca il portavoce del governo – a Montezemolo è venuta voglia di prendersi pure la nostre». Ironico riferimento a uno dei tanti ruoli del presidente di Confindustria, che è anche azionista di riferimento di Poltrona Frau. Non meno caustico Romano Prodi. «Si commenta da solo», ha sibilato ai cronisti commentando il discorso di Montezemolo all’Assemblea generale di Confindustria. Quindi il premier ha esorcizzato così la possibile avventura politica di Montezemolo: «Scende in politica? Mi pare stia salendo…». Due battute che restituiscono appieno il fastidio del premier per quello che stampa e palazzo definiscono «l’avviso di sfratto» al Prof da parte dei “poteri forti” e che il Prof considera invece semplicemente un «attacco demagogico». «Non ha detto nulla che non mi aspettassi», ha spiegato il Prof, che da giorni discute coi suoi collaboratori più stretti di come fronteggiare la marea montante dell’anti-politica e anche le voci di complotto contro l’esecutivo. «Il problema di tagliare i costi e cambiare passo alla politica è nella nostra agenda. Ma dato che l’impresa è improba, o ci si mette d’accordo tutti insieme oppure non esistono scorciatoie», ha spiegato il Prof ai suoi. Se poi con «scorciatoie» intendesse anche la possibile discesa in campo di Montezemolo, questo non è dato sapere, perché la linea di palazzo Chigi sui mille retroscena che circolano in queste ore non sono oggetto di dichiarazioni o commenti. Sostiene Sircana: «I retroscena ci lasciano freddi e non abbiamo intenzione di farci travolgere dal vortice delle dicerie».
«Troppo ecumenici». Al premier, piuttosto, non è andata giù la morbidezza con cui i principali leader del Pd hanno reagito al “manifesto” di Montezemolo. Non perché il premier sospetti di trame occulte. Il pensiero del Prof è che ci sia troppa accondiscendenza da parte dell’Ulivo davanti agli attacchi contro governo e maggioranza: «Non si può ogni volta reagire dicendo che “bisogna raccogliere i segnali”». Il prodiano Franco Monaco, che a proposito della tirata montezemoliana sull’inefficienza e il costo della politica parla di «qualunquismo delle élites», la spiega così: «Rutelli e Fassino hanno l’ossessione della rappresentanza universalistica. È successo lo stesso con la Chiesa e il Family Day. Scatta ogni volta un riflesso condizionato ecumenico, ma non si può sempre ascoltare, qualche volta bisogna reagire».
Luca e Tony. Ma cosa hanno detto Rutelli e Fassino? Il primo ha dichiarato: «Molti stimoli nella relazione di Montezemolo sono condivisibili». Il secondo, invece, ha spiegato che quello del leader di Confindustria «è stato un colpo di frusta e credo che sarebbe sbagliato non cogliere la sollecitazione importante fatta al sistema politico per riforme e cambiamenti che rispondono alle aspettative del Paese». Da una parte, è un modo di fare buon viso a cattivo gioco. Dall’altra, però, c’è anche la volontà di non mettersi da soli sul banco degli imputati e, nel caso di Rutelli, di non sciupare un rapporto coltivato da tempo e tutt’altro che interrotto. E al leader margheritino non può certo dispiacere che Montezemolo abbia chiuso il suo discorso invocando Tony Blair proprio oggi che Rutelli sarà ospite del premier britannico uscente per un faccia a faccia. Peraltro, più ancora che nella Margherita, è tra i Ds che vanno cercate le reazioni più benevolenti a Montezemolo, da Pierluigi Bersani a Walter Veltroni (che però ha lamentato l’assenza del «sociale»). Ma resta Fassino il più convinto sostenitore della necessità di tenere aperto un canale diplomatico con Confindustria e i mondi che rappresenta. Anche se, allargando il discorso ai “maggiorenti” del Pd, la reazione più significativa (e preoccupante per Prodi) è quella di Carlo De Benedetti: «Una bellissima relazione piena di entusiasmo, volontà e prospettive». (…)
Maggio 25, 2007 a 7:51 am
Con chi si schiererà quando scenderà in campo?