Il limite del né né di D’Alema

Maggio 19, 2007

(18 Mag 07)

Emanuele Macaluso

Anche Massimo D’Alema ha detto che non si riconosce in nessuna delle due piazze, quella del Family day e l’altra del Coraggio laico. Questa posizione potrebbe avere un senso se fosse seguita da un’iniziativa autonoma in cui riconoscersi. Il disagio dei Ds nasce invece dal fatto che su una questione centrale, come la visione della società e dello Stato, il costituendo Partito democratico non può avere una posizione. Anche se i costruttori del Pd dicono di averla: i confini tra il “possumus” e il “non possumus” li decidono il gruppo dei popolari cosiddetti «cattolici adulti», Marini, Castagnetti, Rosy Bindi, ecc. Io non sottovaluto queste posizioni che possono esprimere una mediazione tra forze laiche e cattoliche che si ritrovano nella stessa coalizione di governo. Non sottovaluto però nemmeno il fatto che Rutelli ha detto che sarebbe andato a piazza San Giovanni, che il ministro della Pubblica istruzione era lì, come altri margheritini (in carne e ossa, o in spirito). Ma la sinistra laica può accettare quel limite non come mediazione di governo, ma come un punto di vista suo della società e dello Stato?

La semi-paralisi dei Ds di oggi diventerà quindi totale con il Partito democratico. Non è così?

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